Un americano giunge a Roma e prende un taxi. Passando vicino a San Pietro e chiede al tassista: “Cosa essere questa costruzione?” Il tassista gli risponde, ma questo é il Vaticano, il centro del culto cattolico. “E in quanto tempo é stato costruito?” chiede l’americano; il tassista risponde circa 50 anni, tutti questi marmi é una grande costruzione. “Noi, in America, fare in 10 giorni”, commenta l’americano. Poi passano davanti a piazza di Spagna e chiede ancora al tassista: “Cosa essere questa?” Questa é piazza di Spagna, é importante, é la scalinata di Trinitá dei Monti. “Quanto tempo per costruirla?” Non so, forse 10 anni. “Noi, in America, fare in 3 giorni.” Vanno avanti così per un po’, finché passano davanti al Colosseo. “Cosa essere questo?” chiede l’americano. Il tassista, già scocciato, risponde “Quale?” “Questo monumento grande, in marmo, sembra antico…”. Ah, guardi, fa il tassista, non saprei , ieri non c’era.

Mentre l’asfalto di Dubai scivola via sotto le ruote della Mercedes impeccabile che mi porta in albergo, mi guardo intorno e mi ricordo di questa barzelletta che mi raccontava mio padre tanti anni fa. Qua veramente “ieri non c’era”, niente. Oggi invece il Dubai è uno degli emirati più ricchi e più progressisti della penisola arabica, famoso per la sua ambiziosa architettura e in particolare per il Burjh Khalifa, il grattacielo più alto del mondo.

Mi fa impressione, non tanto per le costruzioni (dopotutto discendo da quel popolo che scrisse la sua storia con la pietra), quanto per la visione dell’uomo che diede impulso a ciò che oggi conosciamo come Emirati Arabi Uniti: Zayed bin Sultan Al Nahyan, l’emiro di Abu Dhabi che negli anni ’60 promosse la creazione di uno stato unito, investendo i petrodollari in istruzione e crescita economica. Contrariamente ad altre nazioni che hanno sguazzato nell’oro nero senza pensare al futuro, oggi gli Emirati derivano la loro ricchezza dal turismo, la finanza, l’aviazione e il settore immobiliare.

I tassisti sono tutti stranieri – per lo più filippini e indiani. Faccio la mia piccola indagine ad hoc e domando a tutti “Cosa ti ha portato a Dubai?”; la risposta è sempre la stessa: c’è lavoro, e posso dare ai miei figli una buona istruzione.

Quanto è strano essere una nazione nuova, senza tremila anni di storia alle spalle cui rendere tributo, e libera di inventarsi come vuole. C’è chi dice “sono ricchi”, ma la ricchezza non spiega tutto, basti pensare a paesi come l’Argentina e il Venezuela. C’è anche chi dice “è tutto finto, non ci sono tradizioni”, e forse è così. Tuttavia, mi tolgo il cappello davanti a chi ha fatto dell’istruzione una punta di diamante, e torno in Italia sperando che un giorno anche noi saremo in grado di inventarci un futuro che… ieri non c’era.

 

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