(English version: Italy at its Best)

Mentre sento il telegiornale che racconta di un Italia divisa, un’Italia che non va avanti, un’Italia fanalino di coda dell’OCSE, penso che io, invece, ho la fortuna di vedere un’Italia possibile, diversa, migliore. Ieri, infatti, ho accompagnato un gruppo di studenti della John Cabot University a Milano, per le prime presentazioni del progetto ENACTUS, un primo momento di confronto con una giuria, e con altri team, prima della presentazione nazionale il primo giugno.

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ENACTUS è un’organizzazione internazionale gestita da studenti, che utilizza l‘entrepreneurship (o capacità di fare impresa), per creare valore sociale. E’ presente in 34 paesi, conta 72.000 partecipanti provenienti da 1.730 università, e ha migliorato le vite di oltre 1,3 milioni di persone. Tra le centinaia di progetti degni di nota, troviamo Sopay Tales, un gruppo di studenti che insegna l’arte di fare e vendere sapone a ragazzi in affido, dando loro delle competenze concrete per quando, a 18 anni, dovranno cavarsela da soli. In India, il team ENACTUS ha creato una partnership con Bhartiya Agro Industries Foundation (BAIF), per fornire agli agricoltori al limite della sussistenza un’altra fonte di reddito. ENACTUS Shanghai aiuta gli agricoltori a incrementare il loro reddito trasformando la paglia, scarto dei raccolti, in prodotti e concime per funghi.

Dal 2017, ENACTUS è presente anche in Italia. Partito quasi in sordina con tre università, nel giro di un anno ENACTUS Italy è più che raddoppiato: 7 squadre parteciperanno alla finale 2018, con 120 studenti e 11 progetti. Questi sono solo numeri, che non mostrano le migliaia di ore passate a ideare, progettare e realizzare idee che risolvono problemi concreti, né l’entusiasmo di questi giovani che offrono il loro tempo e le loro competenze al servizio degli altri. Infatti, ciò che mi ha colpito di più durante la giornata di ieri è stato il grande coinvolgimento di studenti che si sono messi in gioco con grande energia, ma anche con molta umiltà e desiderio di imparare. Così, una volta completate le presentazioni formali, sono rimasti tutti per parlare con i giudici e anche confrontarsi tra di loro; i vary team competono per il primo posto alla finale nazionale, ma hanno anche dimostrato spirito di collaborazione e desiderio di formare nuove amicizie, in una rete di rapporti che trascende l’università di provenienza.

Insomma, ieri ho visto la faccia, a volte schiva ma presente, di un’Italia migliore. Migliore, per persone come Marta Bertolai,  che ci crede tanto da lasciare una posizione di grande responsabilità presso la KPMG per avviare ENACTUS Italy. Migliore, per aziende come la stessa KPMG ma anche tante altre che sostengono il progetto mettendo a disposizione spazi, risorse economiche e soprattutto talento. Migliore, per i professori come Alessandro Grasso dell’Università di Macerata, che accompagnano, sostengono e incoraggiano i propri studenti a dare il meglio di sé. E soprattutto, migliore per i giovani che partecipano, che non hanno paura di affrontare i problemi, e che mettono in campo competenze diverse; giovani che, per citare l’ultimo libro di Antonella Salvatore, sono forse un po’ stressati, ma certo non “sdraiati”!

 

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Un pensiero riguardo “L’Italia migliore

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