(English version: The Future at the Gates)

Ho approfittato delle vacanze di Pasqua per portare mio figlio Daniele e mio nipote Brando, undicenni curiosi, alla mostra Human+ al Palazzo delle Esposizioni, che presenta i possibili futuri immaginati da scienziati e artisti, molto più prossimi a noi di quanto non lo fossero i grandi romanzi o film di fantascienza.

Attraverso le varie sale, vediamo ciò che la tecnologia rende possibile già oggi, sollevando diverse domande, tutte riconducibili a quella implicita nel titolo della mostra: nel terzo millennio, cosa significa essere umani? Alle domande immaginate da Isaac Asimov 50 anni fa, allora ipotetiche, ora diventa imperativo trovare risposta.

Cosa significa “bello”?

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Le protesi, e cioè i dispositivi artificiali che sostituiscono una parte del corpo mancante, sono da tempo una realtà consolidata. Gli scienziati lavorano per renderli sempre più funzionali e reattivi, e simultaneamente per ridurne il costo. Attualmente l’obiettivo è di produrre protesi sostitutive di arti per una cifra inferiore a Euro 100, più o meno come un paio di scarpe. A quel punto è così difficile ipotizzare un’evoluzione da dispositivo medico a accessorio fashion? Alcuni artisti hanno illustrato il concetto per Human+, facendoci intravvedere un mondo in cui l’arte può alleggerire il peso di una menomazione, con gusto e anche un certo umorismo; l’arto finto può diventare ‘umano’ esprimendo la personalità del suo proprietario, che lo potrà anche cambiare a seconda dell’occasione.

Cosa significa essere normali?

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Addie Wagenknecht, Progetto “Legge della media”

Se la protesi artistica sposta il discorso da “diverso” e dunque ” non normale” al verso il concetto del “bello”, Addie Wagenknecht, artista americana, formula un’originale esperimento per esplorare l’influenza che la ricerca di immagini su Internet può avere sulla nostra percezione di “normalità”. Dopo aver fatto una ricerca di immagini con i termini “Miss America 2013”, “selfie” e “terrorista”, calcola la media dei pixel per determinare la “media perfetta” e creare un’immagine composita.

In qualche modo questo lavoro richiama il noto aforisma di Charles Bukowski, “Non mi fido molto delle statistiche, perché un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media.”

Cosa significa “arte”?

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Moon Ribas, Braccio sismico

Uno degli obiettivi della Cyborg Foundation è quello di promuovere il “cyborgismo” come movimento artistico e sociale, difendendo il diritto degli artisti ad esprimersi utilizzando i nuovi sensi che possono acquisire applicando la cibernetica al proprio corpo. La scultura a fianco, il Braccio sismico, rappresenta il braccio di Moon Ribas, ballerina e studiosa della danza che partendo dall’assunto che il movimento per eccellenza è quello della terra, si è fatta impiantare un chip sul braccio che le consente di percepire i terremoti e seguire il loro ritmo nella sua danza. E’ difficile accettare come “normale” (ogni riferimento al lavoro di Addie Wagenknecht è intenzionale) un tale concetto, ma l’arte ha sempre anticipato la normalità, e forse il lavoro degli artisti “cyborg” illumina un futuro più che possibile.

Cosa vuol dire “evoluzione”?

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Agatha Haines, Trasfigurazioni 2013

Agatha Haines invece immagina scenari di “evoluzione pianificata”, modificando i neonati per prepararli meglio al loro ambiente:

  • Plastica dell’epidermide a fini termici: aumento della quantità di pelle dello scalpo per consentire una più rapida dispersione del calore, per affrontare un mondo con temperature più elevate.
  • Osteogenesi per estensione: l’applicazione di perni nel ponte nasale per far crescere l’osso nella direzione voluta, e magari trasformare dei lineamenti troppo aerodinamici in un viso più rotondo.
  • Falangectomia: in caso di asma, amputazione del dito medio del piede ed esposizione della ferita per favorire l’infezione da anchilostoma, un parassita che riduce le reazioni allergiche.

Volutamente provocatorie, queste idee non sono poi così distanti da un “pensiero correttivo” che impera ormai da decenni.

Come definire “morte”?

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Julijonas Urbonas, Montagne russe eutanasiche

Le Montagne russe eutanasiche è un’ipotetica macchina per l’eutanasia, concepita per togliere la vita a un essere umano in “modo umano”. Le accelerazioni provocate da questo viaggio letale produrrebbero effetti che dall’euforia arriverebbero al brivido, alla perdita di conoscenza e infine alla morte.

Forse ancora più inquietante l’opera di James Auger e Jimmy Loizeau, La vita dopo la morte, che propongono di raccogliere il potenziale elettrico del corpo in una batteria a secco: prova conclusiva che esiste vita dopo la morte.

Per ora sono solo possibilità fantasiose, ma poiché gli ultimi 50 anni ci hanno dimostrato ampiamente quanto sia breve il passo dalla fantasia alla realtà, sarà opportuno rivedere concetti fondamentali quali vita e morte, che diamo per scontati ma poi tanto scontati non sono.

Come si impara nel terzo millennio?

Oggi la scienza viaggia molto più velocemente delle leggi e delle politiche, e il mero trasferimento di conoscenze che caratterizza la scuola tradizionale non sarà certo sufficiente a preparare i nostri figli ad affrontare le complessità e le sfide anche filosofiche del mondo che li attende. Ripensare tutta l’impostazione del sistema è indispensabile e più urgente che mai. Quanto lo è coinvolgere tutti gli operatori del sistema: scuole e università, centri di formazione, operatori di formazione non formale, ministeri, ma anche e forse soprattutto genitori e famiglie.

Quali domande dobbiamo porci?

L’esposizione presenta domande da brivido, che ci pongono dinnanzi abissi vertiginosi; forse la mia generazione potrà esimersi dal confrontarle direttamente, ma non sarà così per i nostri figli, che dovranno affrontarle e prendere posizione, per poter mantenere il diritto di determinare chi vogliono essere.


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