gesfPrendo a prestito questo titolo da un post su Corriere.it, a sua volta ripreso da un articolo di Ben Johnson su Edutopia, per veicolare alcune riflessioni sui “grandi insegnanti” che ho incontrato al Global Education and Skills Forum 2018 di Dubai. Questa conferenza annuale, voluta dalla Varkey Foundation, e che raccoglie circa 2.000 partecipanti da tutto il mondo, è considerata la Davos dell’insegnamento; il Global Teacher Prize, suo punto focale, viene visto come il premio Nobel per l’educazione.

I dieci concorrenti per il Global Teacher Prize sono i migliori tra i migliori di 65 paesi diversi, e non ho invidiato il compito dei giudici che dovevano scegliere a chi assegnare il premio. Ognuno di loro ha una storia alle spalle fatta dalle mille narrazioni dei bambini, delle famiglie e delle comunità di appartenenza che essi hanno impattato con il loro lavoro. Storie avvincenti di insegnanti che all’apparenza hanno ben poco in comune: dalla geografia, agli ambienti socioeconomici, alle materie che insegnano e ai metodi utilizzati, nulla sembra unirli, salvo il fatto di essere lì, a Dubai, per l’eccellenza della loro opera e la volontà di superare ostacoli all’apparenza insormontabili.

Ho letto le loro storie, ho partecipato alle loro masterclass, ho anche parlato con qualcuno di loro… e mi sono sentita nell’Olimpo dei docenti. Mi sono sentita onorata e  fiera di partecipare, anche minimamente, a questa fratellanza mondiale di persone che insegnano, che educano per la vita. E mi è venuto spontaneo chiedermi: qual è il loro segreto? Qual è il marchio del buon insegnante? Cosa hanno in comune un insegnante di scienze sociali colombiano e un insegnante di matematica australiano? Un’insegnante di arti tessili in Inghilterra e un insegnante di informatica in Belgio? Difficile dirlo, ma forse un filo rosso l’ho trovato.

1. I grandi insegnanti pensano innanzitutto ai loro studenti

Prima ancora di insegnare scienze sociali in una scuola in una delle zone più devastate di Bogotà, Luis Miguel Bermudez Gutiérrez ha lavorato per liberare i suoi studenti dalla violenza e il bullismo. Per Jesus Insilada, insegnante in una scuola a forte matrice indigena, per insegnare qualsiasi cosa bisogna partire da ciò che l’allievo conosce, e di conseguenza ha rielaborato tutto il programma accademico per incorporare le tradizioni, la musica, l’epica e i giochi indigeni. Per Andria Zafiraku, insegnante di arte e arti tessili in una delle scuole più multietniche e svantaggiate dell’Inghilterra, era impensabile poter fare progressi senza prima coinvolgere studenti e famiglie, rendendo la scuola un luogo a cui potessero appartenere.

Quindi, prima ancora di aprire un libro di testo o di erogare una lezione, i grandi insegnanti vedono i loro studenti, li vedono davvero, percependo i vuoti da colmare per poter creare un terreno per così dire coltivabile. E poi, si rimboccano le maniche per colmarli.

2. I grandi insegnanti non hanno paura delle imprese impossibili

Quei vuoti da colmare sono spesso delle voragini che fanno paura anche a chi in primis – ministeri, governi, policy maker – dovrebbe provvedere. Sono vuoti che si nascondono con l’indifferenza o la rassegnazione verso un sistema ritenuto immutabile. I grandi insegnanti, invece, non arretrano di fronte a nulla, hanno il coraggio di sognare un mondo diverso e la motivazione per trasformare i sogni prima in progetto e poi in realtà.

E’ così per Koen Timmers, insegnante di informatica in Belgio, che ha avuto il coraggio di sognare un destino migliore per le migliaia di rifugiati in Africa, e ha creato Project Kakuma, una piattaforma per insegnare l’informatica ai rifugiati via Skype: un sogno folle… che oggi conta con 175 insegnanti e raggiunge circa 20.000 rifugiati in 45 paesi.

E’ così anche per Marjorie Brown, insegnante di storia in Sud Africa e un tempo attivista anti-apartheid, che non ha mai smesso di sognare un futuro più equo per il suo paese e ha deciso di prendere di petto il problema dell’analfabetismo. A questo fine, ha creato e tuttora dirige il programma Kid’s Lit in SA, un progetto di alfabetizzazione portato in più di 100 scuole.

Lo stesso vale per Diego Lima, preside di una scuola dello stato di Sao Paulo, in Brasile, considerata terra di nessuno per la violenza e l’abbandono che la caratterizzava. Diego ha avuto il coraggio di sognare una scuola viva, che educa e crea comunità, e non ha avuto paura di andare a ‘riprendersi’ gli studenti assenteisti uno per uno, casa per casa.

Tutti hanno saputo dar corpo ai loro sogni, traducendoli in idee che si possono comunicare e condividere, trasformando anche le persone che prima erano marginalizzate, indifferenti, o forse anche parte del problema.

3. I grandi insegnanti condividono le loro idee e mobilitano tutto il mondo della scuola

I grandi insegnanti fanno proprio il noto proverbio africano, “ci vuole un villaggio per educare un bambino”, e sanno che affinché ci sia un vero cambiamento devono coinvolgere tutti gli attori del mondo scuola: prima di tutto i bambini (come dal primo punto), ma anche le famiglie, gli altri docenti, gli operatori scolastici, e l’intera comunità.

Questo vale a tutti i livelli, anche partendo dai più piccoli, come fa Nurten Akkus, insegnante di scuola materna in una zona disagiata della Turchia. E’ da ben 11 anni che Nurten “porta il villaggio” nella scuola, coinvolgendo colleghi, supervisori e famiglie, creando spazi di condivisione comuni, e rendendo tutti attivamente partecipi dell’educazione dei bambini. Uno dei suoi primi programmi, “Papà, raccontami una storia“, fa un appello diretto ai padri, spesso tenuti ai margini, che vanno in aula per raccontare storie della propria vita, dell’infanzia, o tramandate dai loro genitori o nonni.

Dietro ogni grande insegnante, c’è visione, coraggio, e una grande capacità di creare una fittissima rete di rapporti umani che rende possibile la realizzazione dei loro sogni.

* * *

Queste sono solo alcune delle storie che ho conosciuto a Dubai (per chi ne volesse sapere di più, rimando al mio prossimo post, “I magnifici dieci“), che a loro volta sono un piccolo campionario di un esercito di grandi insegnanti, molti dei quali non saranno mai nominati per un premio, ma che comunque lavorano instancabilmente per dare un futuro migliore ai loro allievi. Insegnanti per cui, appunto, “insegnare” è solo una minima parte di ciò che realmente fanno: essi insegnano, educano, lottano, fanno crescere, danno esempi di vita… e tanto ancora.

Se anche tu hai avuto la fortuna di avere un grande insegnante nella tua vita, ti prego di condividere la tua storia nel riquadro per i commenti.


Rassegna stampa

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2 pensieri riguardo “I grandi insegnanti non insegnano

  1. Bellissimo articolo, complimenti! 🙂
    Io ho avuto il piacere e l’onore di avere una professoressa che mi ha fatto innamorare delle materie umanistiche (latino e greco antico) in un momento in cui gli interessi degli studenti -e della società- si indirizzavano verso tematiche a loro dire più “pratiche”.
    Il suo amore nei confronti della materia, l’interesse sincero verso gli studenti, e il metodo di insegnamento hanno fatto sì che una intera classe di studenti liceali adorasse il greco antico.

    Al prossimo articolo 🙂

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