airplineBrando R., bambino italiano, sa che da grande farà l’ingegnere. Passa ore e ore a disegnare progetti, e a fare ricerca su Internet per capire le forze fisiche che governano il volo. A 10 anni parla di portanza e di curvatura dell’ala con grande disinvoltura, e si adopera per tradurre in linee e ombreggiature la sua comprensione dell’argomento. I suoi disegni, per quanto possano apparire infantili, sono già progetti di vita.

John Langford, un vero ingegnere, americano, ha creato Aurora Flight Sciences, un’azienda aeronautica specializzata in velivoli senza equipaggio, da poco venduta alla Boeing.

Tra Brando e John, separati da un intero oceano e da almeno 40 anni di esperienza – ma sono poi così diversi? Tutti gli imprenditori che conosco hanno mantenuto vive una o più caratteristiche della loro infanzia – quali la creatività, l’immaginazione, il talento per le trattative alla turca, e così via. Di seguito tre di queste caratteristiche che considero particolarmente significative.

1. Il fallimento? non esiste!

lego

Daniele S., 4 anni, personificazione del moto perpetuo. Eppure con una scatola di lego, o un blocco di carta e una manciata di colori, si intrattiene per ore. Si scatena la creatività, e a ruota la progettualità. Quello che per un genitore è un caos di forme e colori, per il piccolo è già un palcoscenico, una torre futuristica, una storia articolata. Il suo compito è realizzarlo, e proverà una, dieci, cento volte fino a riuscirci. Ci sarà frustrazione, forse anche rabbia, qualche pezzo volerà per aria, ma un bambino non dirà mai “ho fallito”; da ogni iterazione trarrà un insegnamento, da ogni foglio strappato la forza di continuare. E alla fine ci presenterà, con orgoglio, un costrutto che noi poveri adulti depauperati di immaginazione non sappiamo riconoscere, ma che per lui è assolutamente perfetto.

2. Non riconoscono confini tra immaginazione e realtà

Luce G. (5), è una bambina curiosa, da ogni suo perché nasce un interrogativo degno di un ricercatore scientifico. Un giorno di pioggia attende in braccio al padre l’arrivo di un taxi libero; ogni Toyota bianca prospettata all’orizzonte accende la speranza dei due, sempre più assediati dall’acqua, per poi deluderla quando vista da vicino si rendono conto che è occupato. Luce osserva, elabora, e infine chiede:

“Papà, perché i taxi non cambiano colore quando sono occupati?”

“Lo fanno, quell’insegna che hanno sul tetto si accende quando la vettura è disponibile,” risponde ingenuamente didattico lui.

“No, dico tutto, che invece di essere bianchi diventano rossi quando sono occupati e verdi quando sono liberi!”

No, la tinta camaleonte ancora non è stata commercializzata, ma è davvero così impensabile? per un bambino, se qualcosa può essere immaginato può anche diventare realtà.

3. Sanno stabilire le regole del gioco

gioco

Come docente, a volte chiedo ai miei studenti di organizzarsi in gruppi per svolgere un lavoro in aula. Sono ragazzi svegli, in gamba, abituati anche al lavoro di gruppo e alle mie richieste poco ortodosse. Eppure, invariabilmente, prima di decidersi a mobilitarsi, ad aggregarsi ad altri e a organizzare il lavoro, passano almeno 10 minuti.

Nel parco giochi, invece, l’organizzazione avviene in un attimo. Possono essere 5 o 15, ma subito emerge una direttiva, e in men che non si dica si trovano in pieno gioco. La struttura è flessibile, incorpora facilmente i nuovi arrivati. Le regole sono solo quelle essenziali, condivise perché necessarie. Non si accettano raccomandati, tutti devono rispettare le regole e contribuire al divertimento del gruppo.

* * *

Sono queste lezioni preziose, e senza paura di sbagliare mi sento di affermare che Brando R. e John Langford, separati da un intero oceano e da almeno 40 anni di esperienza, hanno sicuramente molte cose in comune: una grande immaginazione tesa alla concretezza, una forte resilienza alle avversità (che non chiameranno mai fallimento), e la capacità di scegliere le regole secondo cui giocare.

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Un pensiero riguardo “3 qualità imprenditoriali che possiamo imparare dai bambini

  1. Molto buono! E non soltanto perche è molto interessante, ma perchè risponde al VERO. Non sempre si può conservare lo sguardo di un bambino, ma si può riscoprirlo nella percezione dei bambini di oggi che, rinnovando le nostre emozioni di ieri le fanno riconoscibili, ricordabili, e applicabili a nuovi scopi.

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