five faces

Vi è mai capitato di svegliarvi intorpiditi, palpebre pesanti, immersi nella nebbia mentre cercate di innescare la routine mattutina? un periodo in cui magari vi sentite un po’ giù di corda, demoralizzati, senza vitalità? Quando vorreste una bella botta di caffeina per endovena, anche se il caffé non vi piace? Se la risposta è “no”, o siete troppo giovani oppure alieni!

Ecco, era una mattina di quelle, in cui mi ripetevo come un mantra le tappe della giornata, cercando di non dimenticare gli esami corretti, il pranzo, la merenda per mio figlio, la testa… Avendo 5 minuti di scarto, verifico le email prima di uscire – ogni minuto conta. E in un attimo, tutto cambia, il tempo si ferma, resto a guardare quelle poche righe scritte da un mio ex-studente, inaspettate e meravigliose:

Gentile Professoressa,

So di non essere stato uno dei suoi studenti più brillanti. Spesso la timidezza e il mio inglese hanno rappresentato un freno a mano tirato. Ma ho sempre seguito con attenzione le sue lezioni e ho cercato di farne tesoro il più possibile. 

Il 23 inizierò a lavorare con Deloitte e ne sono molto felice, perchè finalmente nei colloqui di gruppo sono riuscito a spiccare e a farmi notare tra tutti quei laureati di ingegneria gestionale che erano lì con me.

La ringrazio nuovamente perchè mi sono riletto gli appunti delle sue lezioni e mi hanno aiutato oltremodo. E la ringrazio nuovamente per la passione che mette nel suo lavoro. Da uno studente non troppo sveglio ma grazie a lei più intraprendente. Grazie. (Marco V.)

Grazie, Marco! poche, semplici parole che mi hanno ricordato perché ho scelto questa strada. E mentre mi avviavo verso l’università, con passo leggero, a testa alta, isolata dal traffico, dal rumore e dal trambusto della città, riflettevo su tutti i maestri di vita che troviamo dentro e fuori le scuole. Un nonno che osserva i miracoli della natura assieme al nipote, un genitore che ripete gli stessi ammonimenti 50 volte al giorno, un maestro che pazientemente aiuta l’allievo affetto di dislessia, un professionista che torna in aula per condividere la propria esperienza, un ragazzo che fa lezioni di italiano agli immigrati, e tanti altri ancora.

Sì, parlo a te, che fai parte di quella schiera di eroi sconosciuti che accettano una, dieci, cento sconfitte perché sanno che ogni tanto, il ragazzo che sembra voler sprofondare in un tablet piuttosto che ascoltarti, potrebbe incrociare il tuo sguardo, stabilire un contatto: in quel momento si accende una luce nei suoi occhi, e tu sai che, grazie a te, quegli occhi d’ora in poi vedranno il mondo in un modo diverso.

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